La nuova escalation USA-Iran nell’area del Golfo Persico e dello stretto di Hormuz, snodo centrale per il trasporto del petrolio in tutto il mondo, sta già facendo sentire i suoi effetti. La prima conseguenza è un aumento del prezzo del gas. Non solo, però, perché se la crisi dovesse durare ancora a lungo, anche l’inflazione tornerebbe a crescere.
Indice
- Hormuz chiude: cosa succede ai prezzi del gas?
- Cosa rischiano Italia ed Europa con la chiusura dello stretto di Hormuz
- Qual è l’impatto della chiusura dello stretto di Hormuz sulle bollette… e non solo
Hormuz chiude: cosa succede ai prezzi del gas?
Nonostante la temporanea riapertura registrata nel mese di giugno, oggi il mondo si ritrova nuovamente di fronte a una preoccupante chiusura dello stretto di Hormuz, dettata dall’improvvisa escalation militare tra Stati Uniti e Iran nel Golfo.
Parliamo di uno degli snodi geopolitici e marittimi più importanti per l’intero sistema energetico mondiale. Da questo sottile braccio di mare transitano ogni giorno circa 20 milioni di barili di petrolio, insieme a ingenti quantità di GNL.
Come prevedibile, gli impatti di questo nuovo blocco non si sono fatti attendere sui mercati.
Il prezzo del gas naturale in Europa è subito schizzato a circa 50 euro per megawattora.
Attenzione: questa quotazione fa riferimento al TTF, ovvero il prezzo di riferimento del mercato all’ingrosso europeo con sede nei Paesi Bassi, e non al PSV che è invece l’indice di riferimento per il mercato italiano, sebbene i due valori siano strettamente legati e tendano a muoversi insieme.
Non siamo ancora di fronte a una piena crisi energetica (d’altronde, durante lo shock del 2022 abbiamo visto picchi ben più drammatici), ma si tratta di un chiaro segnale d’allarme che fa inevitabilmente riaffiorare il timore di nuovi rincari in bolletta per famiglie e imprese.
Cosa rischiano Italia ed Europa con la chiusura dello stretto di Hormuz
Quando nel 2022 scoppiò il conflitto tra Russia e Ucraina, l’Europa comprese bruscamente che la profonda dipendenza dal gas di Mosca non era più sostenibile e avviò una corsa contro il tempo per diversificare i propri fornitori.
La soluzione è stata individuata nel gas naturale liquefatto, ma oggi la nuova escalation tra Washington e Teheran rischia di mettere a repentaglio la stabilità di questa strategia. Gran parte di questo combustibile refrigerato proviene infatti da partner come il Qatar e gli stessi Stati Uniti, e per raggiungere i porti europei deve necessariamente superare il collo di bottiglia dello stretto di Hormuz.
E per quanto riguarda l’Italia? Il nostro Paese si trova in una posizione leggermente più protetta rispetto al passato: i nostri stoccaggi sotterranei sono pieni e decisamente più robusti rispetto ai livelli drammatici dell’ultima crisi energetica.
Va però detto che, poiché il sistema energetico italiano ha scommesso fortemente sul GNL e sulle navi metaniere in arrivo da oltreoceano, il nostro Paese rimane inevitabilmente esposto ai venti della speculazione e ai rincari che colpiscono i mercati globali a ogni singola scossa geopolitica.
Qual è l’impatto della chiusura dello stretto di Hormuz sulle bollette… e non solo
La chiusura dello stretto di Hormuz sta già innescando reazioni a catena che rischiano di tradursi in impatti concreti per l’economia reale, riassumibili in due effetti principali:
- Aumento delle bollette: il rincaro della materia prima sui mercati si rifletterà sui costi di luce e gas per famiglie e imprese, soprattutto per chi ha una tariffa variabile. In Italia questo legame è ancora più marcato, poiché gran parte della nostra energia elettrica viene prodotta proprio bruciando gas;
- Nuova spinta all’inflazione: l’impennata dei costi energetici per la produzione e i trasporti rischia di scaricarsi sui prezzi finali dei beni di consumo, alimentando una nuova ondata inflazionistica generalizzata.
La reale portata di questi rincari e il loro impatto definitivo sul portafoglio dei consumatori dipenderanno in gran parte dalla durata del blocco nello Stretto.
Se le tensioni geopolitiche e lo stop ai transiti dovessero prolungarsi per settimane o mesi, lo scenario di una nuova escalation dei prezzi e di un sensibile ritorno dell’inflazione diventerebbe purtroppo un rischio concreto.
Fonti
https://www.economymagazine.it/hormuz-richiude-il-gas-torna-a-quota-50-euro-leuropa-riscopre-il-rischio-energetico/










