7 miliardi di euro l’anno in più in bolletta per le imprese rispetto al 2025 se la guerra in Iran finisse a giugno. 21 miliardi in più, se dovesse protrarsi per tutto il 2026. È l’allarme di Confindustria, che indaga anche le maggiori preoccupazioni legate al conflitto in Medio Oriente delle imprese italiane.
Indice
- L’impatto dello shock energetico secondo Confindustria
- Imprese: preoccupano i costi dell’energia
- Energia: fino a +21 miliardi per le imprese
L’impatto dello shock energetico secondo Confindustria: scenario peggiorato
Il quadro economico italiano sta peggiorando a causa dei rincari e delle tensioni legate al conflitto in Medio Oriente. È quanto emerge dalla Congiuntura Flash di aprile 2026 del Centro Studi Confindustria.
L’impatto dello shock energetico si trasmette su tutta l’economia. Famiglie e imprese pagano di più per bollette e carburanti, quindi diminuisce il potere d’acquisto e cala la fiducia, portando a una riduzione dei consumi; allo stesso tempo le aziende, soprattutto quelle energivore, affrontano costi più alti e prospettive peggiori, con un rallentamento di produzione e attività.
Sul quadro generale si esprime anche il ministro Gilberto Pichetto Fratin, che riconosce che la chiusura dello stretto di Hormuz sia un problema serio. Come dichiarato dal ministro, escluso un ritorno al gas russo – seguendo l’orientamento condiviso a livello europeo – qualora il gas dovesse superare i 70 euro al megawattora potrebbe essere necessario riattivare le centrali a carbone.
Imprese: preoccupano i costi dell’energia
Il Centro Studi Confindustria ha raccolto informazioni tempestive sugli effetti della guerra in Medio Oriente sull’industria italiana attraverso un questionario rivolto, tra il 18 e il 25 marzo, alle grandi imprese associate a Confindustria.
Alle aziende è stato chiesto di indicare sia i problemi già riscontrati, sia quelli che potrebbero emergere se il conflitto si prolungasse oltre un mese, ottenendo così dati diretti e immediati dalle imprese, utili per capire l’impatto economico della guerra con anticipo rispetto alle statistiche ufficiali.
A preoccupare le aziende sono, in particolare, tre fattori:
- Il costo dell’energia preoccupa il 25% dei rispondenti;
- I costi di trasporto e/o assicurazione rappresentano una preoccupazione per il 21,9%;
- Il costo delle materie prime è preoccupante per il 18,4%.
L’ultimo punto diventa la principale fonte di preoccupazione per il 20,7% delle imprese se si ipotizza che la guerra si protragga. Seguono il costo dell’energia (19,4%) e i costi di trasporto e/o assicurazione (15,4%).
Energia: fino a +21 miliardi per le imprese
Il Centro Studi di Confindustria ha anche stimato di quanto potrebbero aumentare i costi energetici per le imprese nel 2026, in base a diversi scenari per la guerra in Iran.
L’impatto del rincaro energetico sulle imprese italiane, infatti, dipende da quanto durerà la guerra.
Nello scenario più ottimistico, in cui il conflitto finisca a metà 2026 e il petrolio resti intorno a 110 dollari, le aziende pagherebbero comunque circa 7 miliardi in più di energia rispetto al 2025, con i costi energetici che peserebbero di più sui bilanci (dal 4,9% al 5,9%).
Non è, però, da tralasciare lo scenario peggiore che vedrebbe la guerra durare per tutto il 2026, con il petrolio a 140 dollari. In questo caso, il costo extra salirebbe a 21 miliardi e l’energia arriverebbe a pesare fino al 7,6% dei costi totali, cioè vicino ai livelli critici del 2022, quando molte imprese erano in difficoltà.
Se questo scenario dovesse concretizzarsi, le aziende italiane diventerebbero meno competitive e pagherebbero energia più cara rispetto a concorrenti di altre aree del mondo, soprattutto nelle Americhe, dove i prezzi sono più bassi.










