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Primo passo concreto del Governo verso il ritorno del nucleare in Italia

da | 15 Giu 2026

La Camera dei Deputati ha approvato la legge delega sul nucleare sostenibile. Per il ministro Pichetto il ritorno del nucleare è una scelta di libertà, che assicurerà maggiore sicurezza energetica e indipendenza al nostro Paese. La realizzazione degli impianti, però, richiederà lunghe tempistiche.

Indice

Cos’è la legge delega sul nucleare approvata dalla Camera

A circa 40 anni dal referendum che escluse l’energia nucleare dalle politiche energetiche dell’Italia – seguito da un altro referendum, nel 2011, che ancora una volta sancì un no secco – nel nostro Paese si torna a parlare di nucleare

La Camera dei Deputati ha, infatti, approvato a inizio mese la legge delega sul nucleare che era stata presentata nel 2025 dal Consiglio dei ministri. 

Il Ministro dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica, Gilberto Pichetto Fratin, ritiene l’approvazione a Montecitorio del testo “un passo importante per il futuro energetico dell’Italia”, capace di proiettare il nostro Paese verso una maggiore indipendenza dall’estero. 

Come affermato dal Ministro:

“Il nucleare sostenibile significa più sicurezza energetica, più decarbonizzazione, più indipendenza.”

Cosa sono i reattori modulari SMR

Ma cosa dice esattamente la legge delega? L’obiettivo è quello di reintrodurre l’energia nucleare nel nostro Paese entro il 2050

La delega obbliga il governo a puntare su reattori tecnologici di ultima generazione. Si esclude, quindi, il ritorno di grandi impianti. In particolare, il governo sta puntato sugli Small Modular Reactors (anche chiamati SMR), reattori di dimensioni più contenute con potenze generalmente inferiori ai 300 megawatt, che vengono costruiti in serie in fabbrica e poi trasportati sul posto già pronti.

Small modular reactors
Confronto tra gli SMR e una centrale nucleare di grandi dimensioni. Fonte: sito ufficiale dell’UE

Il motivo di questa scelta risiede anche nei costi più contenuti e nei tempi di installazione più brevi. Dal momento che il governo ha l’obiettivo di produrre circa il 3,5% dell’energia elettrica tramite questi impianti entro il 2040, l’investimento potrebbe superare i 10 miliardi di euro.

Quando si prevede il ritorno del nucleare in Italia

Va detto, però, che le stime sembrano essere fin troppo ottimistiche. Benché il Ministro Pichetto abbia dichiarato in diverse occasioni che i primi reattori potrebbero essere operativi in Italia già entro il 2035, la strada verso l’installazione dei nuovi SMR sembra essere molto più lunga. 

Le motivazioni sono diverse, in particolare: 

  • Per gli SMR non esiste una filiera globale già consolidata e standardizzata, per cui i tempi per produrli e acquistarli su larga scala si allungano;
  • Il percorso per ottenere l’approvazione dei siti idonei, le certificazioni di sicurezza e tutti i permessi ambientali necessari richiede per sua natura diversi anni prima che si possa anche solo posare la prima pietra;
  • La legge attuale è una legge delega. Il successo concreto del progetto dipenderà anche dal consenso delle future maggioranze (insomma, se i futuri governi dovessero cambiare idea, l’iter potrebbe subire bruschi rallentamenti o uno stop definitivo);
  • L’esperienza internazionale (in paesi come Francia, Finlandia e Stati Uniti) dimostra che perfino con tecnologie più mature i progetti nucleari accumulano sistematicamente ritardi pluriennali e budget che lievitano.

Alla luce di tutte queste considerazioni, quindi, risulta difficile credere che i nuovi impianti possano essere attivi entro la data indicata. Inoltre, va detto che il nostro Paese non gestisce centrali nucleari da decenni. Di conseguenza, mancano le competenze industriali e le infrastrutture pronte per accogliere e gestire questa tecnologia da zero.

Perché il governo vuole reintrodurre l’energia nucleare in Italia

Il Ministro Pichetto ha definito la scelta di reintrodurre il nucleare in Italia “una scelta di concretezza, non di ideologia”. Il governo ha riflettuto su questa possibilità considerando il contesto attuale che vede la domanda di energia crescere di giorno in giorno. Come affermato dal Ministro: 

“In un mondo in cui la domanda di energia è destinata a crescere rapidamente, anche per effetto dell’intelligenza artificiale, dei data center, dell’elettrificazione industriale e civile, chi sarà in grado di produrre energia sarà più libero, più forte e più sicuro. Vogliamo un’Italia meno dipendente dall’estero, con energia più accessibile per famiglie e imprese”. 

Se è vero che il ritorno del nucleare potrebbe supportare attivamente la decarbonizzazione e dare stabilità alla rete elettrica nazionale senza dover ricorrere alle centrali a gas o a carbone, c’è però da dire che sul fronte indipendenza non assicurerà automaticamente una piena autonomia. 

Se l’Italia passasse al nucleare, spezzerebbe la dipendenza quotidiana dal gas e la vulnerabilità ai tagli improvvisi. Non disponendo di miniere di uranio, però, dovrà comunque stringere accordi commerciali e legami di dipendenza con una nuova mappa di Paesi stranieri. Più che una libertà totale, quindi, parliamo di un cambio di partner commerciali.

Quali sono i prossimi passaggi 

Dopo il primo via libera della Camera alla legge delega, la palla passa ora al Senato per l’esame e l’approvazione definitiva del testo. Solo a quel punto il governo avrà dodici mesi di tempo per redigere i decreti legislativi attuativi, i quali conterranno le regole concrete per il ritorno dell’atomo. 

La variabile tempo resta, però, un nodo: non vi è alcuna certezza che l’elaborazione di norme così complesse sia rapida. Soprattutto, su un orizzonte temporale così lungo, il rischio concreto è che un eventuale cambio di governo possa congelare o azzerare la realizzazione dei progetti.

Fonti

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Redi Vyshka

Redi Vyshka

COO e co-fondatore di Switcho, esperto nei campi della consulenza manageriale e della finanza aziendale, Redi ha contribuito nel 2019 alla progettazione e al lancio del primo servizio in Italia che, con pochi clic, consente di analizzare le proprie spese di casa e di trovare le opportunità personalizzate di risparmio, dimenticandosi la burocrazia. Dalla nascita di Switcho, Redi prende parte a numerosi eventi su startup e settore energetico, grazie alla sua competenza pluriennale nel mercato delle forniture di gas e luce e nelle soluzioni per ridurre i costi in bolletta. Leggi tutti i suoi articoli e seguilo su LinkedIn.
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