È scontro tra il Commissario europeo alla Coesione Raffaele Fitto e i rappresentanti delle Regioni riguardo all’uso dei fondi di coesione dell’Unione Europea per contrastare la crisi e il caro energia. “Indicare i fondi di coesione come bancomat di emergenza, ancora una volta, trasforma la politica di investimento in un’aspirina politica”, scrive Kata Tutto, presidente del Comitato europeo delle Regioni.
Indice
- Usare i fondi di coesione contro il caro energia: la proposta di Fitto
- Di quali fondi europei parla Fitto
- No ai fondi di coesione per le emergenze: la replica delle Regioni
- Rimane il nodo del Patto di stabilità
Usare i fondi di coesione contro il caro energia: la proposta di Fitto
La crisi in Medio Oriente e la chiusura dello Stretto di Hormuz continuano a pesare sui Paesi membri. Diversi governi europei, tra cui in prima linea quello italiano guidato da Giorgia Meloni, avevano in effetti chiesto a Bruxelles maggiore flessibilità sui conti pubblici, per finanziare aiuti d’emergenza a famiglie e imprese contro i rincari di luce e gas.
La risposta è arrivata con una lettera di Raffaele Fitto, vicepresidente esecutivo della Commissione UE con delega alla Coesione, destinata ai 27 Stati membri. Con il documento, il vicepresidente della Commissione UE invita governi e territori a intraprendere uno sforzo di “riprogrammazione” delle risorse della politica di coesione.
Di quali fondi europei parla Fitto
Il vicepresidente della Commissione UE individua in particolare 3 fondi:
- Il fondo generale della Coesione, creato per rafforzare la coesione economica, sociale e territoriale dell’UE per promuovere lo sviluppo sostenibile;
- Il Fondo europeo di sviluppo regionale (Fesr), il fondo principale che serve a finanziare l’innovazione, la competitività e la crescita delle imprese nei vari territori;
- Il Just Transition Fund, creato per supportare i Paesi in ritardo sulla transizione energetica.
L’obiettivo è riallocare, su base volontaria, una quota di questi fondi (fino a 35 miliardi di euro a livello europeo, di cui circa 5-7 miliardi stimati per l’Italia) verso investimenti energetici urgenti, in modo da dare un sostegno immediato a famiglie e imprese colpite dal caro bollette e ridurre la dipendenza dai combustibili fossili.
Come ha affermato Fitto:
“Per accelerare l’utilizzo di queste risorse, gli Stati membri e Regioni possono agire su più fronti: creare nuovi strumenti finanziari per anticipare i pagamenti e adottare tutti gli adeguamenti programmatici necessari.”
No ai fondi di coesione per le emergenze: la replica delle Regioni
L’ipotesi di utilizzare i fondi di coesione non ha incontrato l’approvazione delle Regioni UE.
Su X, a esporsi è stata la presidente del Comitato europeo delle Regioni, Kata Tutto, che ha criticato aspramente il ricorso a fondi strutturali (pensati per investimenti e crescita a lungo termine) trasformandoli in aiuti d’emergenza temporanei. Come ha scritto Tutto:
“La crisi energetica è reale. La soluzione proposta non lo è. Indicare i fondi di coesione come bancomat di emergenza, ancora una volta, trasforma la politica di investimento in un’aspirina politica: sollievo temporaneo, sotto investimento cronico…”
Non solo, perché la presidente ha anche fatto notare che gran parte di quelle risorse è in realtà già stata pianificata o impegnata per altri progetti locali.
Rimane il nodo del Patto di stabilità
L’intervento del Commissario Fitto non basterà probabilmente a risolvere lo scontro politico in atto tra Roma e Bruxelles. Il vero nodo del contendere ruota infatti attorno al Patto di stabilità, quadro normativo dell’Unione Europea che impone rigidi vincoli di finanza pubblica e tetti massimi al disavanzo degli Stati membri.
Per proteggere famiglie e imprese, il governo Meloni insiste nel chiedere un allentamento di questi vincoli per le spese energetiche, ma la risposta della Commissione guidata da von der Leyen resta un secco “no” a nuove concessioni sul fronte del deficit.
Al suo posto, l’Europa offre come unica via alternativa una dote da 95 miliardi di euro complessivi, ottenuta proprio riciclando i vecchi fondi strutturali e modificando alcune voci del PNRR.Nel tentativo di forzare la mano e ottenere margini di manovra sull’energia, l’Italia ha annunciato che rinuncerà ai 15 miliardi del piano di difesa Safe, una mossa che rischia di irritare non poco i partner europei e sulla quale la Commissione si pronuncerà ufficialmente il 3 giugno, in occasione del pacchetto economico di primavera.










