Il decreto Bollette è all’esame del Parlamento. Maggioranza e opposizione hanno presentato diversi emendamenti che hanno l’obiettivo di rafforzare le misure tenendo conto anche delle conseguenze della guerra in Iran. Von der Leyen: “siamo impegnati a lavorare molto da vicino con il governo italiano sul decreto”.
Indice
- Dl Bollette: perché va rivisto e l’impatto della guerra in Iran
- Gli emendamenti al decreto Bollette 2026: le proposte
- Al via le consultazioni con la Commissione europea su decreto Bollette
Dl Bollette: perché va rivisto e l’impatto della guerra in Iran
Il decreto Bollette è entrato in vigore il 21 febbraio 2026. Attualmente, il dl è all’esame del Parlamento. Maggioranza e opposizione hanno presentato diversi emendamenti con lo scopo di rafforzare le misure introdotte che hanno l’obiettivo di ridurre i costi energetici per famiglie e imprese.
Lo scoppio della guerra in Iran richiede, inoltre, un esame più attento delle misure presentate. Il conflitto ha, infatti, scosso i mercati energetici e ha portato anche a un aumento del gas e del petrolio, con la previsione di un ulteriore aumento dei costi energetici.
Non solo, perché il decreto contiene interventi che toccano regole europee – come quello sugli ETS – che richiedono un confronto e un via libera da parte della Commissione europea.
Gli emendamenti al decreto Bollette 2026: le proposte
La maggior parte degli emendamenti al dl Bollette presentati mirano ad alleggerire i costi delle bollette, ma anche a sfruttare le risorse disponibili sul territorio.
La proposta di Forza Italia, per esempio, prevede la concessione al GSE – l’ente pubblico che gestisce gli incentivi e i flussi legati all’energia – del 15% dell’energia prodotta a un prezzo convenzionale per abbassare le componenti della bolletta legate agli oneri ASOS, cioè i costi che tutti paghiamo per finanziare incentivi alle rinnovabili e alla cogenerazione.
Sempre da Forza Italia, poi, viene la proposta di aumentare la produzione interna di energia, in particolare petrolio e gas, rendendo più semplice aprire o sfruttare i giacimenti già presenti in Italia. L’idea è che, producendo più energia “in casa”, il Paese dipenda meno dalle importazioni e quindi sia meno esposto alle oscillazioni dei prezzi internazionali.
Fratelli d’Italia propone di rafforzare il monitoraggio delle modalità con cui vengono assegnate e gestite le concessioni per produrre energia da fonti come l’idroelettrico e la geotermia, utilizzando meglio il sistema Gaudì – una banca dati nazionale dove sono registrati tutti gli impianti di produzione. L’idea è avere più trasparenza e controllo su chi gestisce queste risorse.
Parallelamente, Lega e le Minoranze linguistiche del gruppo Misto propongono di prorogare automaticamente fino a fine 2026 le piccole concessioni idroelettriche (fino a 3.000 kW), che spesso sono in mano a cooperative elettriche locali storiche, così da evitare gare o cambi di gestione nel breve periodo.
Al via le consultazioni con la Commissione europea su decreto Bollette
Il decreto Bollette ha introdotto anche misure che richiedono il via libera della Commissione europea.
Al termine del vertice dei leader Ue, la presidente Meloni ha commentato:
“Alla fine, dopo lunga discussione, siamo riusciti a far entrare nelle conclusioni del Consiglio la possibilità di dare vita a misure nazionali urgenti che riescano a mitigare l’impatto delle varie componenti nella formazione del prezzo dell’elettricità, Ets compreso, il che chiaramente ci consente, da lunedì, di lavorare con la Commissione sulla base del nostro decreto Bollette.”
Un risultato che la premier definisce “importantissimo” e che apre a una successiva trattativa, sulla quale però la presidente si sente fiduciosa.
In effetti, è la stessa Ursula von der Leyen che dimostra apertura nei confronti di un dialogo sulle “specificità italiane”:
“Per quanto riguarda la situazione italiana, siamo impegnati a lavorare molto da vicino con il governo italiano sul decreto, in linea con l’orientamento delle conclusioni del Consiglio europeo.”










