La Commissione Europea ha accordato maggiore flessibilità di bilancio agli Stati membri, consentendo deroghe temporanee al Patto di Stabilità per spese e investimenti nella sicurezza energetica. L’obiettivo è contrastare le instabilità scaturite dalle recenti tensioni geopolitiche e dalla crisi energetica. Si punta sull’accelerazione della transizione verso le fonti pulite.


Indice
- Sicurezza energetica e vincoli UE: cosa prevede la nuova nota della Commissione
- Come funziona la flessibilità fiscale dell’UE
- Sicurezza energetica UE: quali spese sono ammesse
- L’Italia accederà alla flessibilità UE per la sicurezza energetica?
Sicurezza energetica e vincoli UE: cosa prevede la nuova nota della Commissione
Il 17 agosto la Commissione Europea ha adottato una nota che spiega agli Stati membri come applicare la clausola di salvaguardia nazionale (NEC), finora utile ad allentare i vincoli di bilancio solo per la difesa e che ora potrà essere usata anche per finanziare la sicurezza energetica.
La decisione nasce, come è facile intuire, nel contesto delle crescenti tensioni in Medio Oriente che impongono all’Europa una maggiore resilienza e un’accelerazione della transizione verso le fonti rinnovabili per ridurre la dipendenza dai combustibili fossili.
Come chiarito dalla nota, la flessibilità varrà solo per le misure decise dopo il 28 febbraio 2026, finanziate direttamente dalle casse dello Stato e concepite per ottenere il massimo risultato al minor costo fiscale possibile. Non c’è un elenco rigido di lavori ammessi, ma una lista di esempi, e ogni progetto verrà esaminato dalla Commissione caso per caso.
Come funziona la flessibilità fiscale dell’UE
L’applicazione della flessibilità dovrà comunque garantire il rispetto della sostenibilità fiscale complessiva dei Paesi membri ed evitare sbilanciamenti incontrollati nella finanza pubblica.
I parametri stabiliti da Bruxelles prevedono infatti che il tetto massimo di deviazione dal percorso di spesa concordato rimanga fissato all’1,5% del PIL. All’interno di questo margine globale, la quota riservata in modo specifico alle misure di sicurezza energetica non potrà superare lo 0,3% del PIL su base annua, con un limite cumulativo dello 0,6% del PIL nell’arco dell’intero triennio.
La finestra temporale per usufruire di queste deroghe sarà limitata al periodo compreso tra il 2026 e il 2028.
Sicurezza energetica UE: quali spese sono ammesse
Per orientare i governi, la Commissione Europea ha stilato un elenco indicativo delle misure che possono rientrare nella flessibilità, divise tra investimenti strutturali e sostegni diretti:
- Incentivi per famiglie, per esempio per pompe di calore, pannelli solari, impianti di accumulo, caldaie pulite e sovvenzioni/prestiti per la ristrutturazione energetica degli edifici;
- Sostegni per le imprese e il settore pubblico, come risorse per la ristrutturazione profonda degli immobili aziendali e demaniali, finanziamenti per la produzione e lo stoccaggio di energia rinnovabile in loco e incentivi per la decarbonizzazione dei processi industriali;
- Investimenti per il potenziamento della rete ferroviaria, acquisto di treni e bus ecologici per il trasporto pubblico e sviluppo delle infrastrutture e delle colonnine di ricarica;
- Fondi per il rafforzamento delle reti di distribuzione elettrica, progetti di stoccaggio su larga scala e investimenti destinati al settore nucleare.
A restare esclusi saranno invece i sussidi temporanei a pioggia (tagli delle accise, contributi diretti in bolletta ecc.) e gli incentivi per l’acquisto di auto private elettriche, per le quali sono ammesse soltanto le spese relative alle infrastrutture di ricarica.
L’Italia accederà alla flessibilità UE per la sicurezza energetica?
Per l’Italia questa decisione rappresenta un passaggio fondamentale in vista della prossima legge di Bilancio.
Il governo intende infatti richiedere ufficialmente all’Unione Europea l’accesso a questa flessibilità per gli investimenti energetici, una mossa che, se otterrà il via libera da parte della Commissione UE, permetterà di liberare circa 14 miliardi di euro complessivi nel corso del biennio.
È bene ricordare che i Paesi che intendono usufruire dei margini di spesa dovranno inviare a Bruxelles una domanda ufficiale corredata da un primo piano dettagliato, in cui vengono specificate le opere o bonus che si intendono realizzare e la stima dei costi per ciascun intervento. A quel punto la Commissione valuterà la conformità delle proposte rispetto ai criteri fissati e, se la verifica darà esito positivo, raccomanderà al Consiglio UE l’approvazione finale.




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