L’emendamento proposto dalla Lega che estendeva lo stop al telemarketing anche al settore telecomunicazioni, inizialmente approvato l’11 giugno al Senato all’interno del decreto Accise ter, rischia ora di saltare alla Camera. Per evitare che l’intero decreto scada il 29 giugno, la stretta sulle telefonate commerciali indesiderate per cellulari e rete fissa verrà eliminata dal testo.
Indice
- Perché il dietrofront alla norma sul telemarketing aggressivo
- Cosa prevedeva il nuovo stop al telemarketing aggressivo
- Le reazioni allo stop alla stretta sul telemarketing per le Tlc
- Gli altri emendamenti al decreto Accise cancellati
Perché il dietrofront alla norma sul telemarketing aggressivo
Solo una settimana fa, la Commissione Finanze del Senato aveva approvato l’emendamento al decreto Accise ter che estendeva lo stop al telemarketing aggressivo nel settore Tlc.
La stretta sul telemarketing avrebbe dovuto ampliare le tutele già previste dal decreto energia di aprile, ma ha avuto una vita tormentata fin dall’inizio, passando per ben tre diverse versioni e riscritture prima ancora di essere discussa. Alla fine, la Commissione Finanze della Camera ha deciso di cancellarla definitivamente. Due i motivi principali:
- Il numero elevato degli emendamenti;
- Mancanza di coerenza con lo scopo del decreto (quest’ultimo, infatti, nasceva per contrastare il caro carburanti).
Cosa prevedeva il nuovo stop al telemarketing aggressivo
L’emendamento era finalizzato a risolvere un’evidente asimmetria competitiva.
Le società telefoniche che commercializzano anche forniture energetiche non possono infatti contattare i propri abbonati di rete fissa e mobile per proporre contratti di luce e gas. Al contrario, i fornitori di energia hanno la libertà di fare cross selling (ovvero la vendita incrociata di servizi diversi), chiamando gli utenti per promuovere pacchetti di connettività Internet.
Proprio per sanare questo squilibrio di mercato e tutelare la riservatezza delle persone dalle insistenti promozioni commerciali, la proposta di legge estendeva al mondo della telefonia e di Internet le severe restrizioni già applicate ad aprile al comparto energetico.
In base alla normativa presentata, le regole per i call center sarebbero cambiate per effetto delle novità presenti nel testo:
- Le compagnie avrebbero potuto avviare contatti telefonici a scopi commerciali esclusivamente nei confronti dei cittadini che avessero fornito in anticipo un’approvazione chiara e tracciabile;
- Qualsiasi accordo o abbonamento attivato tramite una telefonata commerciale non esplicitamente autorizzata dall’utente sarebbe stato considerato nullo a tutti gli effetti di legge;
- Il provvedimento mirava a ribaltare l’attuale meccanismo d’azione, restituendo alle persone il pieno potere decisionale sulla gestione dei propri dati e sulla ricezione di comunicazioni pubblicitarie.
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Le reazioni allo stop alla stretta sul telemarketing per le Tlc
Accolto positivamente dal Codacons e dalle associazioni dei consumatori, l’emendamento ora risulta bloccato.
Le reazioni non si sono fatte attendere, con aspre critiche ai metodi adottati dal governo. Per esempio, Virginio Merola, capogruppo del Partito Democratico in Commissione Finanze, ha commentato dicendo che:
“[…] questa vicenda mette in evidenza un problema più generale: la maggioranza continua a trasformare sistematicamente i decreti legge in provvedimenti omnibus, utilizzandoli come contenitori nei quali far confluire le materie più disparate, spesso prive di qualsiasi legame con l’oggetto e le finalità originarie del decreto”
Dello stesso avviso è anche il capogruppo del Pd in Commissione Affari europei della Camera, Piero De Luca, che pur essendo favorevole allo stop al telemarketing, riconosce come sbagliato il metodo adottato “che produce soltanto confusione e ritardi”.
Gli altri emendamenti al decreto Accise cancellati
La cancellazione della stretta sul telemarketing non è un caso isolato. La Commissione Finanze della Camera ha infatti stralciato altri tre emendamenti approvati in precedenza dal Senato:
- Quello sulla produzione di zolfo e acido solforico, che mirava a contenerne i costi industriali e agricoli modificando le regole sulla loro preparazione;
- Quello che estendeva fino a fine novembre 2027 le attuali norme bancarie e creditizie per le società cooperative;
- Quello che semplificava il credito d’imposta per le minoranze linguistiche, sostituendo il vecchio requisito demografico (presenza di almeno il 15% della popolazione) con un più lineare criterio territoriale basato sui confini comunali già stabiliti per legge.
Esattamente come accaduto per le norme contro i call center selvaggi, anche questi tre interventi sono stati definitivamente cancellati dai deputati per lo stesso identico motivo: sono stati ritenuti totalmente privi di coerenza rispetto al tema centrale e urgente del decreto.









