La seconda edizione del Copper Switch-off Tracker, realizzato per il FTTH Council Europe, fotografa lo stato di avanzamento del progressivo spegnimento delle reti in rame nell’Unione europea ed evidenzia un quadro ancora molto disomogeneo. Norvegia e Spagna si confermano tra i più virtuosi. In Italia, il percorso verso la dismissione del rame appare ancora lungo.
Indice
- Dal rame alla fibra ottica: il report Copper Switch-off Tracker
- A che punto è lo switch-off del rame in Ue: i risultati del report
- Come procedere lo switch-off del rame in Italia
- Il Digital Network Act per accelerare lo switch-off del rame in Ue
Dal rame alla fibra ottica: il report Copper Switch-off Tracker
Lo switch-off delle reti in rame nell’Unione europea è ancora tutt’altro che completo.
È quanto emerge dalla seconda edizione del Copper Switch-off Tracker, che ha analizzato i progressi nei 27 Paesi membri dell’Ue, ma anche in Svizzera, Regno Unito e Norvegia.
Dal report emerge innanzitutto un quadro frammentato, con differenze evidenti nei livelli di avanzamento dell’abbandono del rame e nella migrazione verso le reti in fibra ottica.
Una disomogeneità, questa, legata in larga parte all’assenza di scadenze obbligatorie a livello europeo. Nella maggior parte dei casi, infatti, le iniziative di spegnimento del rame sono lasciate alla volontà e alle strategie dei singoli operatori storici.
Un elemento che potrebbe contribuire a cambiare questo scenario è il Digital Network Act, presentato dalla Commissione europea. La proposta legislativa, infatti, punta a introdurre un quadro più coordinato e potrebbe fissare un orizzonte temporale per accelerare la transizione dalle reti in rame a quelle in fibra.
A che punto è lo switch-off del rame in Ue: i risultati del report
Il report offre una panoramica dettagliata sugli avanzamenti e sui progressi nell’Unione europea e, soprattutto, mette in evidenza le profonde differenze tra i vari Paesi.
Tra i più virtuosi spiccano Spagna e Norvegia, che hanno già completato il processo di spegnimento delle reti in rame, rappresentando un benchmark per il resto del continente. Altri Paesi, pur non avendo ancora concluso la transizione, hanno almeno definito una roadmap: è il caso di Danimarca, Francia e Lussemburgo, che hanno fissato al 2030 il termine per lo switch-off, mentre la Svezia punta a completarlo entro il 2026.
In altri contesti, invece, i progressi sono più lenti. In Grecia, ad esempio, l’operatore storico ha smesso di attivare nuove linee in rame in alcune aree, segnale di una visione di lungo periodo, però ancora lontana dal traguardo finale.
Restano invece fortemente dipendenti dal rame Paesi come Germania e Repubblica Ceca.
Nel complesso, su 30 Stati analizzati, solo 14 dispongono di un piano concreto di dismissione, e in alcuni casi, come in Portogallo, le roadmap non sono nemmeno pubbliche.
Come procedere lo switch-off del rame in Italia
E per quanto riguarda il nostro Paese?
L’Italia rientra tra quei Paesi, come la Germania, che dipendono ancora in maniera significativa dalle infrastrutture in rame, nonostante programmi e iniziative come il Piano Banda Ultra Larga o il Piano Italia a 1 GIGA puntino ad accelerare la migrazione verso la fibra ottica.
Anche nel nostro Paese, infatti, non esiste ancora un piano strutturato di dismissione del rame, né una data ufficiale entro cui completare il processo.
A questo si aggiungono forti disomogeneità territoriali, con “velocità” di avanzamento molto diverse. Regioni come Liguria, Emilia-Romagna, Lombardia e Valle d’Aosta presentano ancora una copertura in fibra inferiore al 70% degli immobili.
Nonostante i progressi registrati tra le due edizioni del report – con la quota di linee attive in fibra sul totale FiberCop salita dal 10% al 21% – il percorso verso lo switch-off del rame resta lungo e ancora lontano dal completamento.
Il Digital Network Act per accelerare lo switch-off del rame in Ue
Come già detto, sono ancora pochi i Paesi, tra quelli analizzati, che hanno stabilito una data certa per completare la dismissione delle reti in rame.
È proprio in questo contesto che il Digital Network Act potrebbe rappresentare un punto di svolta e giocare un ruolo chiave nell’accelerazione della diffusione della fibra ottica.
Proposto dalla Commissione europea, il DNA introduce infatti un approccio più strutturato e prevede due possibili scadenze per lo switch-off:
- 2033 per le aree in cui almeno il 95% degli immobili è già connesso alla fibra o dispone di servizi equivalenti per qualità;
- 2039 per tutte le altre aree.
L’obiettivo è chiaramente quello di fornire un quadro normativo più chiaro e uniforme, capace di ridurre le attuali frammentazioni e incentivare gli investimenti infrastrutturali.
Resta però da capire se la proposta riuscirà a conciliare le diverse esigenze dei Paesi membri e a tradursi in un’accelerazione concreta della transizione verso reti interamente in fibra.
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