Al via il bando da oltre 700 milioni per il Fondo nazionale per la connettività che mira a potenziare le infrastrutture di rete a banda ultralarga in Italia. I dettagli del bando, ma anche alcune criticità, tra tempi ristretti e la necessità di completare vecchi piani.
Indice
- Al via il bando per il Fondo nazionale connettività: come funziona
- Dai ritardi del Piano 1 Giga al nuovo Fondo connettività
- Fondo nazionale per la connettività: le tempistiche
- FNC e Digital Networks Act: strategie parallele o divergenti?
Al via il bando per il Fondo nazionale connettività: come funziona
Con il comunicato del 13 aprile, viene dato il via al bando per il Fondo nazionale per la connettività. Dopo la sigla dell’accordo attuativo da parte del Dipartimento per la trasformazione digitale e Invitalia, arrivano i dettagli sul bando che persegue l’obiettivo di incentivare gli investimenti privati nel settore delle telecomunicazioni per la realizzazione di reti fisse ad alte prestazioni.
L’intervento è suddiviso in 7 lotti geografici distribuiti sull’intero territorio nazionale e si concentra su un perimetro di circa 1,8 milioni di indirizzi individuati attraverso le attività di mappatura, con l’obiettivo di estendere la copertura anche nelle zone meno servite.
Il meccanismo è quello del cofinanziamento. Lo Stato, infatti, mette a disposizione contributi che possono coprire fino al 70% dei costi ammissibili, mentre la restante quota resta a carico degli operatori, chiamati a presentare progetti solidi anche sotto il profilo economico-finanziario.
Possono partecipare imprese del settore delle telecomunicazioni, sia singolarmente sia in forma aggregata, che propongano piani di investimento coerenti con i requisiti tecnici previsti dal bando.
I progetti dovranno garantire livelli minimi di qualità del servizio, tra cui velocità di almeno:
- 1 Gbit/s in download
- 200 Mbit/s in upload
Le infrastrutture realizzate dovranno essere completate entro il 30 giugno 2030, con l’obiettivo di accelerare la diffusione di reti fisse ad alta capacità e ridurre il divario digitale nel Paese.
Dai ritardi del Piano 1 Giga al nuovo Fondo connettività
Accanto all’obiettivo di stimolare nuovi investimenti, il Fondo nazionale per la connettività si inserisce anche nel solco del completamento del Piano Italia 1 Giga, nato per portare connessioni ultraveloci in tutto il Paese entro il 30 giugno 2026.
Quel piano, però, non ha pienamente centrato i target iniziali. A fronte di oltre tre milioni di civici da collegare, circa 707.000 risultano ancora esclusi dagli interventi, molti dei quali coincidono proprio con le aree oggi interessate dal nuovo bando. In questo senso, il Fondo si configura come uno strumento correttivo, pensato per colmare i vuoti residui e garantire copertura anche nei territori rimasti indietro.
Non a caso, nella presentazione dell’iniziativa, il Sottosegretario all’innovazione tecnologica Alessio Butti ha dichiarato:
“Con il Fondo Nazionale per la Connettività interveniamo su una situazione complessa che abbiamo ereditato dai precedenti esecutivi, caratterizzata da ritardi, frammentazione e risorse non pienamente valorizzate.”
Il riferimento è anche al recupero di fondi del PNRR e alla scelta di affidare l’attuazione a Invitalia. Più che una misura autonoma, dunque, il Fondo appare come un tassello aggiuntivo per accompagnare, e completare, una strategia già avviata ma rimasta, almeno in parte, incompiuta.
Fondo nazionale per la connettività: le tempistiche
Un altro elemento rilevante riguarda le tempistiche, che appaiono particolarmente stringenti. Le domande di partecipazione devono essere presentate entro le ore 15.00 dell’11 maggio 2026, lasciando quindi agli operatori meno di un mese per predisporre la propria candidatura.
Un arco temporale ridotto, soprattutto se si considera la complessità richiesta (costruire un progetto articolato, che includa la pianificazione dettagliata degli interventi indirizzo per indirizzo, insieme a un piano economico-finanziario solido, credibile e adeguatamente validato).
Anche sul fronte dell’attuazione, i tempi restano serrati. Le infrastrutture dovranno, infatti, essere completate entro il 30 giugno 2030. Una scadenza che, pur coerente con gli obiettivi del PNRR, richiama inevitabilmente le difficoltà già emerse in altri programmi analoghi, come il Piano Italia 1 Giga, dove ritardi e complessità operative hanno inciso sul raggiungimento dei target.
Insomma, il rispetto delle tempistiche rappresenta una sfida non secondaria, che richiederà una gestione particolarmente efficiente sia da parte degli operatori coinvolti sia delle amministrazioni responsabili.
FNC e Digital Networks Act: strategie parallele o divergenti?
Un nodo più sottile riguarda invece l’allineamento tra il Fondo e il quadro europeo che si sta delineando. Il Digital Networks Act, presentato dalla Commissione a inizio 2026, è infatti la proposta di regolamento che ridisegna le politiche europee sulle infrastrutture digitali e prevede, tra le altre cose, una progressiva dismissione delle reti in rame entro il prossimo decennio, per spingere verso tecnologie più avanzate.
Il bando italiano, al contrario, si muove nel principio della neutralità tecnologica, cioè non impone una soluzione unica e consente agli operatori di scegliere anche il wireless, purché vengano rispettati requisiti tecnici rigorosi. È una scelta comprensibile, soprattutto per accelerare gli interventi nelle aree più difficili, ma che apre qualche interrogativo se la si guarda in prospettiva.
Il rischio, infatti, è che parte delle risorse venga destinata oggi a infrastrutture che potrebbero rivelarsi meno solide nel tempo, proprio mentre a livello europeo si spinge verso standard sempre più elevati e verso il superamento definitivo del rame.
Si potrebbe, dunque, creare una situazione in cui alcune aree passano da una tecnologia in via di dismissione a soluzioni che, pur utili nell’immediato, potrebbero non garantire le stesse prestazioni nel lungo periodo. Una tensione, questa, che pur non invalidando l’impianto del Fondo, ne evidenzia la natura di intervento anche “ponte”: uno strumento che, nelle intenzioni, dovrebbe comunque contribuire a ridurre il divario esistente e ad avvicinare territori rimasti ai margini agli obiettivi della connettività ad alta capacità.










